
Thursday, 02 February 2012 15:38
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Thursday, 26 January 2012 12:28
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Saturday, 21 January 2012 09:12
Ogni Esercizio secondo una mi opinione deve essere funzionale alla performance, più delle volte nel mio percorso mi sono trovato a fare un esercizio e nella performance fare completamente l'opposto...Esempio inspirazione solo nasale in fase di esercizio, insipirazione naso bocca nella performance...
A tale riflessione nel tempo mi sono addentrato nella ricerca a conclusione che ogni esercizio deve essere lo strumento affinchè ogni mi suono ricreato su un palco sia esattamente lo specchio della mia disciplina...
Quindi volendo parlare di esercizio su come prende fiato beh...nel mio percorso la respirazione avviene secondo un procedimento mai separato dal processo esecutivo, quindi ogni qualvolta mi ritrovo ad insegnare la respirazione il tutto non viene mai scisso dal suono...Questo procedimento sicuramente potrebbe allungare forse i tempi di acquisizione degli strumenti del respiro, ma in relazione alla mia esperienza tutto ciò determina una presa di coscenza e di propriocezione da parte dell'allievo alla vitalità e non al meccanicismo respiratorio. Vivendo ogni esercizio come lo specchio vero di quello che poi faremo su un palco permette di amplificare e alimentare la voglia di studiare da parte dell'allievo che vede ogni giorno espandersi il territorio della sensazione, della "felicità vocale" del positivismo sonoro senza escludere i propri limiti risorsa indissolubile della nostra crescita artistica...Ricerca ogni volta il respiro per assaporare il suono, ricerca il suono senza mai dimenticarti che vivi respirando, ricerca il canto facendo si che suono e respiro vivano insieme come "due gemelli siamesi"...
La scienza scrive...
"Altro luogo comune da sfatare è che nel canto l’aria debba essere sempre presa dal naso e non dalla bocca: dato che la quantità d’aria inspirabile per via nasale è nell’unità di tempo circa un terzo rispetto a quella per via orale, la respirazione nasale costringerebbe il cantante ad una pausa respiratoria più lunga, smorfie d’accompagnamento per accelerare il transito, e impossibilità al pieno rifornimento aereo nei fiati rubati. E’ vero che il naso serve a far giungere alla laringe e ai polmoni aria filtrata, umidificata e riscaldata, e impedire l’essiccamento delle mucose interne, ma questo sarà veramente importante se la persona respira a bocca aperta tutta la giornata, non se durante il canto o l’eloquio si rifornisce d’aria dalla bocca. Certo potrà essere preferibile all’attacco di una frase, ma non necessariamente ad ogni rifornimento aereo. Avete mai notato qualcuno che mentre vi parla, tra una frase e l’altra, chiuda sempre la bocca per rifornirsi dal naso? Tra l’altro una rapida e profonda inspirazione attraverso la via orofaringea, abbassando la base linguale, favorisce anche la risonanza, la ricerca della posizione di “cavità”.
Sempre a proposito di respirazione si lamentava così il Crivelli in “L’arte del canto”: “Disgraziatamente questo importantissimo ramo dell’arte del canto è quasi generalmente trascurato sia per l’inesperienza dei maestri, sia per la negligenza dei cantanti. Pochissimi tra essi fanno buon uso della respirazione, e spesso, nel cercare di cantare con espressione, non giungono a far sentire che dei suoni sgradevoli all’orecchio ed a rendersi ridicoli con le loro contorsioni”.
Citazione da la Voce Artistica "La respirazione" Franco Fussi.
Riflessioni tratte da "Canto perchè vivo"...
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